Febbraio tra Carnevale e la Quaresima

Febbraio tra Carnevale e la Quaresima - Parrocchia Caprarola (Vt)

Il mese di febbraio, come ogni anno, si snoda tra il Carnevale e la Quaresima. Due momenti della nostra vita che dal periodo invernale ci portano alla primavera.  Il carnevale è nato nel corso della storia come occasione di  libertà, di sfrenatezza soprattutto nel mangiare prima del digiuno della Quaresima.  Per i servi e le classi più povere era occasione di libertà di divertimento che diventava anche irridere i grandi e i potenti. Da qui le maschere per non essere riconosciuti e da qui gli scherzi, anche pesanti.  La quaresima, nella fede cristiana, è nata come occasione di impegno maggiore nel cammino della fede per poter raggiungere la vera libertà dal male che è quella di Cristo risorto vincitore della morte.

Le due occasioni non sono quindi in contraddizione, come si pensava anni fa’, quando tutto era vietato e in tutto si vedeva il male. Se vogliamo le due festività sono le due facce della stessa medaglia; la libertà dalle oppressioni materiali del lavoro e del servizio subalterno,  la piena libertà espressa nella spensieratezza e nello scherzo, e nel rovescio della medaglia la piena libertà del cuore, la gioia completa che in Gesù siamo chiamati a vivere. Se nel Carnevale ci copriamo il volto e indossiamo maschere per non farci riconoscere o per essere altri, nella Quaresima Gesù ci fa scoprire il nostro vero volto e ci rende pienamente noi stessi nella vittoria sul male e sul nostro egoismo. Certo sono due piani e due visioni della vita completamente diverse; l’uno è il livello materiale, l’altro quello spirituale. L’uno ci parla di cose terrene, l’altro di realtà più spirituali e interiori. Ma entrambe le occasioni sono un invito alla libertà che nasce dal superamento delle divisioni, dal superamento di un limite che è quello umano con tutte le sue contraddizioni per arrivare ad una libertà profondamente matura e piena. Potremmo dire che oltre il carnevale c’è la quaresima; oltre la gioia terrena, fatta di scherzi e di travestimenti c’è la pienezza della gioia che è libertà dal peccato e in Cristo risorto libertà dalla morte e da ogni male. Oltre la gioia solamente umana c’è la gioia che non avrà mai fine quelle dell’amore e del bene.

 Buon Carnevale e Buona Quaresima!!!!

 

 

 

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Pellegrinaggio Fatima Santiago

Messaggio per la XXXIV Giornata Nazionale per la vita umana

Messaggio per la XXXIV Giornata Nazionale per la vita umana - Parrocchia Caprarola (Vt)

“Giovani aperti alla vita” 

 
La vera giovinezza risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita. Essa è testimoniata da chi non rifiuta il suo dono – a volte misterioso e delicato – e da chi si dispone a esserne servitore e non padrone in se stesso e negli altri. Del resto, nel Vangelo, Cristo stesso si presenta come “servo” (cfr Lc 22,27), secondo la profezia dell’Antico Testamento. Chi vuol farsi padrone della vita, invecchia il mondo. 
Educare i giovani a cercare la vera giovinezza, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale. Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti, si espone alla deriva la convivenza sociale e si facilita l’emarginazione di chi fa più fatica. L’aborto e l’eutanasia sono le conseguenze estreme e tremende di una mentalità che, svilendo la vita, finisce per farli apparire come il male minore: in realtà, la vita è un bene non negoziabile, perché qualsiasi compromesso apre la strada alla prevaricazione su chi è debole e indifeso. 
In questi anni non solo gli indici demografici ma anche ripetute drammatiche notizie sul rifiuto di vivere da parte di tanti ragazzi hanno angustiato l’animo di quanti provano rispetto e ammirazione per il dono dell’esistenza. 
Sono molte le situazioni e i problemi sociali a causa dei quali questo dono è vilipeso, avvilito, caricato di fardelli spesso duri da sopportare. Educare i giovani alla vita significa offrire esempi, testimonianze e cultura che diano sostegno al desiderio di impegno che in tanti di loro si accende appena trovano adulti disposti a condividerlo. 
Per educare i giovani alla vita occorrono adulti contenti del dono dell’esistenza, nei quali non prevalga il cinismo, il calcolo o la ricerca del potere, della carriera o del divertimento fine a se stesso. 
I giovani di oggi sono spesso in balia di strumenti – creati e manovrati da adulti e fonte di lauti guadagni – che tendono a soffocare l’impegno nella realtà e la dedizione all’esistenza. Eppure quegli stessi strumenti possono essere usati proficuamente per testimoniare una cultura della vita. 
Molti giovani, in ogni genere di situazione umana e sociale, non aspettano altro che un adulto carico di simpatia per la vita che proponga loro senza facili moralismi e senza ipocrisie una strada per sperimentare l’affascinante avventura della vita. 
È una chiamata che la Chiesa sente da sempre e da cui oggi si lascia con forza interpellare e guidare. Per questo, la rilancia a tutti – adulti, istituzioni e corpi sociali –, perché chi ama la vita avverta la propria responsabilità verso il futuro. Molte e ammirevoli sono le iniziative in difesa della vita, promosse da singoli, associazioni e movimenti. È un servizio spesso silenzioso e discreto, che però può ottenere risultati prodigiosi. È un esempio dell’Italia migliore, pronta ad aiutare chiunque versa in difficoltà. 
Gli anni recenti, segnati dalla crisi economica, hanno evidenziato come sia illusoria e fragile l’idea di un progresso illimitato e a basso costo, specialmente nei campi in cui entra più in gioco il valore della persona. Ci sono curve della storia che incutono in tutti, ma soprattutto nei più giovani, un senso di inquietudine e di smarrimento. Chi ama la vita non nega le difficoltà: si impegna, piuttosto, a educare i giovani a scoprire che cosa rende più aperti al manifestarsi del suo senso, a quella trascendenza a cui tutti anelano, magari a tentoni. Nasce così un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri che non può non commuovere e stimolare anche gli adulti. 
La vera giovinezza si misura nella accoglienza al dono della vita, in qualunque modo essa si presenti con il sigillo misterioso di Dio. 

Roma, 4 novembre 2011 
Memoria di San Carlo Borromeo

 

Orari Celebrazioni

Orari Celebrazioni - Parrocchia Caprarola (Vt)

 

La parrocchia di Caprarola è dedicata a S. Michele Arcangelo.
Il patrono è S. Egidio Abate la cui festa è il primo settembre preceduta dalla processione in suo  onore il 31 agosto

Altri santi onorati sono: S. Francesco d'Assisi festa 4 ottobre
                                      S. Antonio da Padova festa 13 giugno
                                      S. Antonio Abate   festa 17 gennaio
                                      S. Rita da Cascia  festa 21 maggio.

Chiese aperte al culto e orari delle S.S. Messe:
S. Michele Arcangelo (Duomo)
                                     Celebrazioni: feriali estate ed inverno ore 17,00
                                     festivi ore 8,00  -ore 10,00  -ore 11,15 nella chiesa del Duomo nella chiesa della Madonna della Consolazione nei mesi di luglio e agosto   

 S. Teresa                    (Padri Carmelitani)
                                     Celebrazioni: feriali ore 7,30
                                      festivi ore 7,00  - ore 10,30  - ore 18,00

 Madonna della Consolazione
                                      S. Messa il Sabato alle ore 17,00
  S. Marco                     (Suore del Divino Amore)
                                      Celebrazioni  feriali ore 7,00
                                      festivi   ore 8,30  -  ore 10,00.

N.S.Ss. Sacramento  (La Paradisa)
                                      Celebrazioni:  Sabato  in estate ore 17,30 in inverno ore 16,30
                                      Domenica ore 11,0

Sacrario dei caduti(S. Rocco) 
                                      Celebrarioni in giorni particolari. 
                                      festa dei caduti, Triduo S. Antonio A.
S. Maria Assunta   
                           

Madonna delle grazie
                                      S. Messa 8 settembre "Festa della natività di Maria"

S. Anna
                                      Celebrazioni Primo venerdì del mese
Chiesa Madonna del Barco 
                                      Celebrazione nella 3a dom. di Maggio

 

Caprarola "perla" dei monti Cimini

Caprarola "perla" dei monti Cimini - Parrocchia Caprarola (Vt)

Caprarola conta 5.548 abitanti della provincia di Viterbonel Lazio.

Geografia

Caprarola si trova nel versante sud dei Monti Cimini ad est rispetto il Lago di Vico, arroccata su uno sperone tufaceo è posta tra le vie consolari, ora strade statali, Cassia e Flaminia.

Storia

Pur essendo immersa nell'antico territorio etrusco, Caprarola getta le sue radici in epoca molto più recente, in particolare, si hanno le prime notizie dell'esistenza di insediamenti stabili intorno al XI secolo, questo, come avvenne anche per Ronciglione, a causa dei Monti Cimini anticamenti chiamati selva Cimina e considerati territorio impervio e impenetrabile. Durante il medioevo fu contesa da diverse famiglie feudatarie, nel 1275 si hanno prove che fosse sotto gli Orsini, ma per poco tempo, il potere passò infatti in breve tempo ai Prefetti Di Vico. Dal 1370, iniziò una lotta per il controllo di queste zone tra i Prefetti di Vico e i Conti d'Anguillara. Nel 1435 cadde sotto la giurisdizione della Santa Sede. Cinque anni più tardi, nel 1440, il feudo venne acquistato dal conte Everso dell'Anguillara ed a tale famiglia rimase fino al 1465, anno in cui il Pontefice Paolo II confiscò tutti i loro beni. Verso la fine del XV secolo, Caprarola venne affidata in vicariato ai Riario-Della Rovere, sotto il cui governo il paese cominciò a rifiorire ed a popolarsi.

Fu quindi nel XVI secolo che conobbe il massimo splendore, quando i Farnese, con la nomina a Papa Paolo III del card. Alessandro Farnese, e con la costituzione del Ducato di Castro, estesero notevolmente il proprio dominio costruendo fastose ville e castelli. A Caprarola fu costruita la residenza più rappresentativa del livello di ricchezza e di potenza che questa nobile famiglia raggiunse, il Palazzo Farnese di Caprarola.

Caprarola è famosa anche per la grande produzione di nocciole e per i dolci tradizionali a base di nocciole, tozzetti, amaretti, pampepati e la crema di nocciole eccezionale spalmata sul pane o per guarnire dolci. (Da Wikilpedia)

S. Nigella Martire

S. Nigella Martire - Parrocchia Caprarola (Vt)

S. NIGELLA MARTIRE
STORIA 

La storia della martire S. Nigella si perde nei primi secoli del Cristianesimo. Negli atti di S.Cristoforo che risalgono all’VIII secolo si parla della martire Niceta e viene associata ad Aquilina. Erano due giovanissime fanciulle pagane che vennero inviate nel carcere dove era S. Cristoforo allo scopo di sedurlo con la loro bellezza e con la loro grazia. Ma le due ragazze lo trovarono in preghiera e, vinte dalla bontà e dalla grazia di Dio, uscirono dichiarandosi cristiane. Niceta o Nigella apparteneva ad una famiglia nobile e poteva avere solo 11/12 anni quando fu martirizzata.  Non sappiamo con certezza quale fu la forma del martirio, ma di solito alle giovani cristiane che si ostinavano a difendere la fede in Gesù era riservata la decapitazione.  Il suo corpo, nella prima metà del settecento fu ritrovato intatto nel cimitero di santa Ciriaca, nell’Agro Verano, un terreno che Ciriaca, vedova cristiana e poi anche martire aveva donato alla chiesa, dove fu sepolto S. Lorenzo insieme a tanti cristiani martirizzati sotto l’imperatore Decio. Siamo nel 250 dopo Cristo. La zona è conosciuta come Catacombe di S. Ciriaca. Nella tomba della piccola martire c’era un evidente segno del martirio: una ampolla con il sangue e sulla pietra che chiudeva il sepolcro era inciso un nome: Nicella. Per ordine del Papa Gregorio XVI il cardinale Prospero Marefoschi portò alla venerazione dei fedeli alcuni corpi di martiri esumati nella catacombe di santa Ciriaca.  S.Rosa Venerini che aveva seguito gli scavi aveva detto al cardinale: “Voi troverete molti corpi di Santi, ne darete uno alle scuole e alle mie compagne maestre”. Fu donato alla scuola di S. Tommaso in Parione il corpo di Santa Faustina martire di 11 anni e in seguito alle maestre Pie di Caprarola il corpo di S. Nigella perché fosse di esempio alle ragazze.

 INVITO A RENDERE OMAGGIO ALLA SANTA MARITE

 E’ davvero occasione di grande gioia riportare all’attenzione e alla devozione di tutta la nostra comunità cristiana la figura e la reliquia di S. Nigella, martire del secondo secolo del cristianesimo. La sua urna, con le sue ossa  e l ’ampolla col sangue, era stata collocata sotto l’altare della cappellina dell’istituto delle Maestre Pie Venerini. Il 26 novembre, in maniera solenne, con la presenza del vescovo Diocesano Mons. Romano Rossi, del Sindaco Stelliferi Eugenio, della Madre Generale delle Maestre Pie Sr Mariateresa Crescini, porteremo al Duomo la sua urna e la collocheremo sotto l’altare della cappella della Sacra Famiglia per la devozione e la preghiera di tutti.  S. Nigella deve diventare la patrona dei nostri  ragazzi e dei nostri giovani, esempio di fedeltà e di amore a Cristo. Le sue reliquie erano state richieste da S. Rosa Venerini per le giovani di Caprarola nel 1836 bisognose di un esempio di vita cristiana; oggi sicuramente anche noi ne abbiamo bisogno del suo esempio e della sua intercessione. Lei che ha saputo rimanere salda nella fede anche a costo della vita, come tanti migliaia di martiri nei primi secoli della chiesa, sia per tutti esempio nella fedeltà e nell’amore verso il Signore.  In particolare i ragazzi della catechesi e i giovani sono invitati a prendere parte alla processione e alla celebrazione in suo onore il 26 novembre. Ai ragazzi proponiamo di preparare un segno e una preghiera come omaggio da mettere attorno all’urna di S. Nigella. Per la terza elementare il segno sarà un cuore, per la quarta una stella, per la quinta un fiore e per la prima media un rametto di palma, segno del martirio.  Con le preghiere i ragazzi deporranno i vari segni attorno all’urna della santa, come omaggio per lei.