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Cecilia Eusepi missione

Cecilia Eusepi: missione giovanile

la pallina

 

 

 

Nel 2012 si svolgerà la beatificazione di Cecilia Eusepi , ragazza vissuta a Nepi dal 1915 fino alla morte. Sarà un evento importante in preparazione del quale si svolgerà una missione giovanile in tutte le parrocchie della Diocesi. Per conoscerla pubblichiamo un brevissimo racconto della sua vita tratto da una conferenza del P. Sergio Ziliani

 

Cecilia Eusepi nacque a Monte Romano (VT) – diocesi di Civitavecchia, il 17 febbraio 1910, e viene battezzata il 26 febbraio seguente. Dopo poco più di un anno dalla nascita, rimane orfana di padre, il quale prima di morire affida la piccola Cecilia allo zio Filippo Mannucci, fratello della mamma. Nel 1915, Cecilia e la mamma Paolina, si trasferiscono a Nepi presso la fattoria “La Massa”, di proprietà dei duchi Lante della Rovere, dove dal 1911 lavorava lo zio Filippo. Nello stesso anno, per favorire la sua formazione culturale, viene affidata alle Monache Cistercensi, come convittrice, del monastero attiguo al Convento S. Tolomeo dei Servi di Maria di Nepi. Cecilia cresce umanamente e spiritualmente, ricevendo i sacramenti dell’iniziazione cristiana della Confermazione (27 maggio 1917) e dell’Eucaristia (2 ottobre 1917). Pur giovanissima, dopo aver fatto la Prima Comunione, fa voto di amare sempre Gesù Eucaristia, intendendo in questo modo consacrare la propria vita. Il 14 febbraio 1922  Cecilia viene iscritta al Terz’Ordine dei Servi di Maria, ricevendo lo scapolare; nel medesimo anno nella solennità dell’Addolorata, emette la professione come Terziaria, presso la Chiesa di S. Tolomeo in Nepi.

Nel corso del 1922, la salute di Cecilia si mostra cagionevole, ammalandosi di gastrite e epistassi. Il medico le prescrive il ritorno in famiglia. Il 1 novembre 1922 fa ritorno nel monastero delle monache Cistercensi per continuare i suoi studi.

Il 1923 è l’anno in cui emerge con maggiore chiarezza la vocazione religiosa di Cecilia. Parla con un padre Passionista esprimendo il desiderio di divenire suora Mantellata Serva di Maria di Pistoia.

Nel frattempo la sua salute ha un ulteriore colpo, aggiungendo alla gastrite e all’epistassi anche un’ulcera allo stomaco. Dopo la degenza ospedaliera, le viene imposto un periodo prolungato (6 mesi) in famiglia. Nell’estate del 1923 si iscrive alla Gioventù Cattolica Femminile (Azione Cattolica), che frequenta con appassionata dedizione. Cecilia – nel frattempo – si decide di confidare alla madre il desiderio di consacrarsi come religiosa. Lo zio si oppone a causa della sua malferma salute, e tenta di dissuaderla, ma Cecilia è talmente convinta che riesce ad ottenere il permesso di entrare in convento e il 18 novembre 1923 parte per Pistoia. Nel medesimo anno ottiene dal confessore il permesso di emettere i voti privati di castità, povertà e obbedienza. La formazione di Cecilia si svolge con serenità e senza difficoltà di sorta, anzi il suo cammino umano spirituale migliora. Purtroppo la sua salute sempre cagionevole le impedirà di continuare nella via della Consacrazione fra le Serve di Maria di Pistoia. Per tale motivo fa ritorno alla fattoria La Massa nell’ottobre 1926, dove rimarrà fino alla morte sopraggiunta il 1 ottobre 1928 a causa della tubercolosi.

 

 - Parrocchia Caprarola (Vt)
Continua la conferenza del P. Sergio Ziliani
In questa breve biografia non ho voluto evidenziare appositamente gli aspetti spirituali, che emergono nel cammino cristiano di Cecilia Eusepi, in modo particolare l’amore all’Eucaristia e la totale donazione al Signore, offrendosi a Lui come sua “Pallina”. Allo stesso tempo desidero sottolineare la forte devozione di Cecilia Eusepi a Santa Teresina del Bambin Gesù, che le appare in sogno il 30 settembre 1927 preannunciandole “un solo anno di vita”. Infatti Cecilia muore il 1 ottobre 1928 alle ore 03,10. Mi piace evidenziare in questo contesto che rileggendo il “diario di un pagliaccio” – come lo titola la stessa Cecilia, si evidenzia – come nota la medesima Eusepi – che è una bambina e ragazza  vivace, irascibile, dispettosa, capricciosa ed anche carica di amor proprio che poi forgia nel cammino della vita; una ragazzina che sogna la santità. Non appare per nulla una bella statuetta preconfezionata nella santità, bensì una ragazza che in una vita quotidiana normale, si forgia sia a livello umano che spirituale, lasciandosi guidare in tale cammino dai padri spirituali che l’accompagnano. Voglio ricordare in questo contesto il p. Flamini e poi il p. Roschini, grande esperto di mariologia e successivamente preside della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” in Roma, dei Servi di Maria. Diverse sono le immagini a cui si paragona Cecilia Eusepi nel suo diario: parla del Pagliaccio; della Pallina nelle mani di Gesù; del fiorellino nel campo del Signore; della beniamina della Madonna, ma anche del nulla. Prima di proporre alcuni aspetti spirituali di Cecilia Eusepi, desidero riportare alcune parole della nostra Venerabile con le quali si rivolge a Gesù, nel momento in cui sembra che debba fare un cammino vocazionale e al medesimo tempo venga ostacolata: “Ma dunque cosa vuoi da me? O dammi la forza o lasciami stare, perché mi tormenti così?” (p. 33) Ritengo che questo possa essere l’interrogativo di ogni persona che sente la chiamata del Signore e al medesimo tempo trova ostacoli che sembrano invalicabili, quindi si entra quasi nella lotta col Signore. Solo con umiltà e affidamento pieno al Signore tutto si trasforma. Questa è la risposta esistenziale di fede di Cecilia.Cecilia Eusepi ha chiara coscienza della chiamata alla Santità, non come semplice desiderio personale, bensì come risposta alla chiamata del Signore. Scriveva: “Questa mattina, lavorando, pensavo, come anche la corrispondenza alla grazia sia opera di Dio, non solo per averci dato Egli stesso le potenze, ma per muoverci Egli stesso la volontà, pur lasciandocela libera. Ecco, tutti sono chiamati alla santità comune, però ci sono delle anime che Gesù chiama ad un alto grado di perfezione, concede a queste, dei lumi speciali, così forti, che smuovono potentemente la volontà, così anche la corrispondenza alla grazia è opera di Dio” (p. 168 [109]). Come risposta a questa grazia, il carattere forte di Cecilia le fa affermare: “voglio proprio farmi santa” (pp. 463-465); “voglio farmi santa a tutti i costi”(pp. 92-93.263-264.310-311). Il desiderio della santità, appare in Cecilia fin da bimba; scrive, nel Diario di un Pagliaccio: “credevo che la santità consistesse in grandi preghiere ed in continue penitenze, perciò non passava giorno che io non dicessi cinque o sei terze parti del Rosario, (…)” (p. 19); leggendo poi la vita di santi, cominciando dalla vita di santa Teresina del Bambin Gesù, come scrisse Cecilia, inizia a delineare il senso della santità: “sebbene non comprendessi tanto, pure cominciai a capire ed anche a convincermi che la santità non consiste nella grandezza e nella straordinarietà delle opere, quella santità 
non è da tutti, ma bensì nel fare bene tutte le nostre azioni ordinarie, anche le minime, allo scopo unico di piacere a Gesù, e sentii che questa era la via che io dovevo percorrere.” (pp. 24-25). Sempre sul senso  della santità, Cecilia afferma: “ (…) per farsi santi basta accettare con gioia tutto ciò che il Signore ci manda, non fare ciò che gli dispiace ma fare tutto ciò che gli piace.” (p. 93) La santità, dunque, per la nostra Venerabile, non è fatta di gesti straordinari, ma si colloca nell’ordinarietà della vita. Giunge a questa convinzione affermando che la santità di Gemma Galgani è straordinaria, mentre la sua è ordinaria: “Leggendo la vita di Gemma, trovo tanto in me da umiliarmi, però non mi perdo di coraggio, penso che la santità di Gemma fu tutta straordinaria, invece la mia mi sembra che debba essere la più ordinaria che ci sia.”

Concorso per giovani artisti in preparazione alla Beatificazione di Cecilia

Concorso per giovani artisti in preparazione alla Beatificazione di Cecilia - Parrocchia Caprarola (Vt)

Regolamento

Prendendo lo spunto dagli scritti di Cecilia alcuni dei quali in questo volantino,  ogni partecipante al

concorso potrà presentare una sua opera o più opere che verranno esaminate da una commissione e saranno presentate a tutti con mostre   nei giorni della Missione  dal 22 al 29 aprile 2012. Le opere potranno  essere quindi di varia natura: pittura, scultura, poesia,     canzoni, video-presentazioni, fotografia e tutto quanto ciascuno potrà usare per esprimersi.

Gli scritti di Cecilia Eusepi si trovano in

www.diocesicivitacastellana.it

 Le opere saranno poi tutte pubblicate su internet. 

Il termine ultimo della presentazione delle opere sarà il 15 aprile 2012, in parrocchia. 

Per iscrizioni al concorso chiamare 3473842921

Entro il 15 marzo

Ai tre vincitori sarà offerta una borsa di studio

del valore complessivo di 1000 euro

Per informazioni   Nives 3473842921

       Don Mimmo 3280594105

 

Scritti di Cecilia Eusepi per il Concorso dei giovani

Scrive ancora nella sua autobiografia:
Così scrive Cecilia….. Nellì8 febbraio 1928

“Vorrei che tutti conoscessero il segreto  della felicità, l’amore, tante anime forse lo conoscono, ma, non sanno come darsi all’amore (anche questo io ho provato). Perciò desidererei dire a queste come ho fatto io, ho riconosciuto il mio nulla, anzi ho amato il mio nulla, riconoscendo me stessa ho conosciuto Dio, la sua bontà la sua misericordia il suo amore, la sua giustizia, tutto in Dio mi è sembrato amore, anche la sua giustizia. Dio l’ho conosciuto in me, in tutti i doni le grazie i privilegi di cui mi ha abbellita, con questi ho riempito il mio nulla, la conoscenza del mio nulla mi ha portato alla conoscenza di Dio, e questa conoscenza m’ha spinta ad amarlo, vedendolo tanto amabile, l’amarlo è diventato per me un bisogno, un martirio, una gioia, sento d’amarlo tanto, tanto, tanto, no, non m’inganno, sono pronta a tutto per il mio Dio,  credo che sulla terra non si possa amare più di cosi.” 

Ancora scrive

 “A volte stupita mi domando, che cosa abbia potuto trovare in me Gesù, così di attraente, da attirarlo verso il mio nulla, da ricolmarmi delle Sue più affettuose cure. La mia debolezza estrema, ecco la risposta. Gesù prevedeva che il suo fiorellino dal fragile gambo, ad un leggero soffio di vento si sarebbe piegato verso terra e forse anche spezzato, e perciò ha voluto, non appena sbocciato, toglierlo dal mondo e trapiantarlo in un’aiuola del Suo grande giardino, ha voluto circondarlo di gigli affinché non respirando che il grato profumo di questi fiori, non contemplando che la loro bellezza, se ne innamorasse, e a loro somiglianza volgesse in alto la sua corolla, verso il cielo. Se grande è la misericordia che ha usata a me preservandomi del peccato, quindi, come dovrebbe essere grande il mio amore, per Lui”.

Scrive nel suo diario:

“Durante la meditazione, che ho fatta sull’amore di Dio, il canto degli uccelli m’ha rapita, il mio cuore ha sentita tutta la nostalgia della Patria (il Cielo), che felici momenti, come compatisco, quelli che non sanno leggere nella natura, che vivono immersi nella natura, come dev’essere triste la loro vita!

 

Tutto ciò che vedo mi porta a Dio, mi parla della sua bontà, del Suo amore per noi. L’amore mi circonda,  in qualunque parte io volga gli occhi, non vedo che amore, m’è impossibile togliermi dalla mente questo pensiero”

 “E’ vero: questa vita non è triste. Basta conoscere il segreto per convertire tutte le amarezze in gioia…”

 “Contenta sono perché ho fame...ho fame di Gesù.Una fame che mai si sazia. Ho fame di Gesù e sete d’amore.”

 “Io ho un gran desiderio di impazzire, di perdere la testa per Gesù! Tutti i santi sono un po’ pazzi… anch’iuo voglio farmi santa”.

 “Bacio la terra pensando che sono un nulla: piccolo niente. Dio volle crearmi affinchè lo servissi e lo glorificassi”.

 “Si, io amo Gesù, lo amo tanto tanto, per Lui è ogni palpito del mio cuore, per lui ogni mio respiro. Sono tutta sua ed Egli è tutto mio…”

 “La santità non consiste nella grandezza o straordinarietà delle opere, bensì nel fare bene tutte le azioni ordinarie, allo scopo unico di  piacere a Gesù”.

 “Il piccolo giglio di Gesù vorrebbe dire a tutti la misericordia di Dio, per attrarre tutti verso di Lui. Vorrebbe sfogliarsi ai suoi piedi cantando “Dio è amore”.

 “Voglio essere il ‘cocco’ di Gesù, voglio stare sulle sue ginocchia per accarezzarlo, baciarlo e ricevere in cambio carezze e baci. Esse sono le sofferenze ed io non ho paura di soffrire”.

 “Giungerò a Gesù per un piccolo sentiero breve. Eccolo:Umiltà, Abbandono, Amore…”

 “Gesù si è detto ladro di cuori ed io sarà ladra di Gesù: lo amo e lo amerò tanto da costringerlo a venire spesso in me. Lui il ladro di cuori che si è rubato il mio, costringendomi così a rubare il suo…”.

“Come un bimbo dovendo di notte attraversare una folta foresta insieme alla mamma, si aggrappa alle sottane di questa, e chiude gli occhi per non evedere le ombre che lo circondano, sicuro che la mamma lo condurrà a buon termine, così l’anima che si abbandona a Gesù chiude gli occhi della sua volontà per vedere con quelli della volontà divina”.

 Pagliaccio, ossia io, nacqui a Monteromano il 17 febbraio 1910”.

 “L’amore, ecco ciò che voglio, amare tanto Gesù, amarlo come mai è stato amato, amarlo per tutti quelli che non lo amano ma l’offendono. Morire d’amore, ecco il mio sogno”.

“Non potendo stare vicino a Gesù col corpo volo  a  Lui col mio pensiero, con l’immaginazione, col cuore, salgo sulle ginocchia di Gesù, appoggio la mia testa sul cuore di Lui e gli dico tutto il mio amore, gli dico che sono sua e voglio esserlo per tutta l’eternità”.

  Caro Gesù piuttosto che offenderti fammi morire, Gesù te lo prometto, sarò tutta tua, per sempre tua - con questo intendevo promettere a  Gesù di farmi suora, ossia intendevo di fare il voto di verginità.”.

“Umiltà, Gesù si è degnato istruirmi bene di questa virtù facendomi comprendere la verità, e connoscendola la amo molto questa virtù, poiché questo è il trono che ogni anima deve innalzare dentro il suo cuore, per farvi regnare Gesù. .. Abbandono, come è cara questa virtù, ci fa riposare tranquillamente sulla ginocchia di Gesù, ci fa dormire posando il nostro capo sul Cuore di Lui...Amore, ecco il paradiso dell’anima. Amare è un bisogno del cuore…”

 

Sentii per la prima volta la nostalgia del  Cielo, ed ebbi il presentimento che Gesù non avrebbe lasciato a lungo il Suo  fiorellino languire quaggiù. Desideravo Gesù, Gesù solo, quella sera piansi di nuovo,  desideravo ardentemente di andarmene in cielo per star sempre con Gesù”.

 Scrive nel suo Diario

“Oggi sono così fredda e pensare che domattina devo fare la S. Comunione, ebbene Gesù ti offro la mia freddezza, solo ti chiedo di non farmi peccare, per cartità, non mi dare questa umiliazione, soffrirei troppo, uccidimi piuttosto che offenderti. Ogni tanto telefono a Gesù, e mando il mio Angelo custode a portargli il mio bacio e  a dirgli che lo amo.”

 “Dal cielo non mancherò di gettare sulla terra un’immensa pioggia di gigli. Inquanto ad essere unita al mio Gesù, lo sono già, tutto il giorno e la notte riposo sulle sue ginocchia, sul suo cuore Adorabile.  Amo Gesù unicamente per lui, per l’amore immenso che mi ha portato…”.

“Voglio farmi santa a tutti i costi, ma poi non so da dove cominciare…”“Nel natale mi offrii a Gesù come sua pallina e Gesù accettò la mia offerta”

 “Come sono felice di poter ripetere a Gesù: Dio mio, amor mio, Tu sei tutto mio ed io son tutta tua. E’ vero Gesù, sono tutta e per sempre tua, mi sono a te unita con il vincolo indissolubile dei santi voti a 16 anni, proprio come la mia sorellina S. Teresa del Bambin Gesù.”.